Il pectus excavatum, chiamato anche petto escavato o torace a imbuto, è una deformità della parete toracica caratterizzata da una rientranza dello sterno verso l’interno. Spesso viene riconosciuto durante l’infanzia o l’adolescenza, ma non sono pochi gli adulti che arrivano a una valutazione specialistica dopo i 30 o 40 anni.
La domanda più frequente è semplice: a questa età è ancora possibile correggerlo? La risposta è sì, in molti casi, ma la decisione deve essere presa dopo una valutazione accurata e personalizzata. La chirurgia viene praticata più frequentemente nei giovani, ma può essere indicata anche in persone adulte selezionate.
Perché intervenire in età adulta?
Alcune persone convivono per anni con il pectus excavatum senza particolari disturbi. Altre, invece, avvertono fiato corto durante lo sforzo, ridotta resistenza fisica, senso di pressione o dolore toracico, palpitazioni e difficoltà a mantenere una postura corretta. In determinate forme, la rientranza dello sterno può ridurre lo spazio disponibile per il cuore e i polmoni.
Non va inoltre sottovalutato l’impatto psicologico. Evitare piscine, spiagge, palestre o situazioni in cui il torace è visibile può condizionare l’autostima e la vita sociale anche in età adulta. La correzione, quindi, non riguarda necessariamente soltanto l’aspetto estetico, ma può rispondere anche a esigenze funzionali e personali.
Quali esami sono necessari?
La visita specialistica serve innanzitutto a valutare la forma, la profondità e l’eventuale asimmetria della deformità. Quando necessario, possono essere richiesti esami come TAC o risonanza magnetica del torace, elettrocardiogramma, ecocardiogramma, prove di funzionalità respiratoria e test da sforzo.
Questi accertamenti aiutano a verificare se il pectus provoca una compressione degli organi toracici e a stabilire quale trattamento sia più indicato.
Come si corregge il pectus nell’adulto?
Le principali tecniche chirurgiche sono la procedura di Nuss, eseguita attraverso piccole incisioni con il posizionamento di una o più barre sotto lo sterno, e la tecnica di Ravitch, che prevede una correzione più tradizionale della parete toracica.
La scelta dipende dall’età, dalla rigidità del torace, dal tipo di deformità, dalla presenza di eventuali asimmetrie e dalle condizioni generali del paziente.
Negli adulti la parete toracica è generalmente meno elastica rispetto a quella degli adolescenti. Per questo l’intervento può richiedere accorgimenti tecnici specifici e un’attenta gestione del dolore postoperatorio. L’età, tuttavia, non rappresenta da sola una controindicazione: anche pazienti sopra i 40 anni possono essere candidati alla correzione, quando il rapporto tra benefici e rischi viene considerato favorevole.
Non esiste un’età uguale per tutti
Il punto centrale non è stabilire se si è “troppo grandi”, ma comprendere quanto la deformità incida sulla salute, sull’attività fisica e sulla qualità di vita. Non tutti i casi richiedono un intervento: nelle forme lievi possono essere utili fisioterapia, esercizi posturali e controlli nel tempo.
Una consulenza con un chirurgo toracico esperto nelle deformità della parete toracica permette di conoscere le possibilità disponibili e ricevere un’indicazione costruita sul singolo caso.
Dopo i 30 o 40 anni non è necessariamente troppo tardi: il primo passo è una valutazione corretta, senza rassegnarsi ma anche senza creare aspettative irrealistiche.
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